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Intervista a Giovanni Carozzo
di Massimo Manfredi e Nicola Guerra

Abbiamo incontrato Giovanni Carozzo, 50 anni, figlio d'arte (suo padre lavorava con la "Lampo" di Vecchi, che editò le prime figurine in Italia), negli uffici della "Diamond Publishing" di La Spezia per parlare dei tempi in cui, con il nome di "Edizioni Flash", la sua casa editrice pubblicava i fumetti (autoprodotti) di "Atlas Ufo Robot" e di altri  personaggi dei cartoni giapponesi degli anni '70.

Giovanni Carozzo

     M & N: Per cominciare vorremmo che ci facesse una breve storia delle "Edizioni Flash": come sono nate, quando e perché avete deciso di entrare nel mercato giapponese, ecc.

     CAROZZO: Dunque, si parla grosso modo del 1978. In Germania venne trasmessa per la prima volta, per lo meno a mia memoria, una serie giapponese con un enorme successo, che era "L'ape Maia" e noi preparammo una serie di figurine per il mercato tedesco. Di fronte al  successo incredibile che ottennero, si creò una grande attesa sul mercato italiano per gli altri prodotti giapponesi.. Il secondo prodotto che uscì in Germania fu "Heidi": anche per essa abbiamo realizzato le figurine che bissarono il successo precedente.
    Quindi nel 1978 la SACIS (la società di Merchandising della RAI) decise improvvisamente di trasmettere, mi pare in Aprile  (per la precisione martedì 4, ndr), il cartone animato di "Atlas Ufo Robot". Noi provenivamo da questo successo giapponese e abbiamo cercato di avere le figurine, che allora erano la nostra attività principale. Queste erano però già acquisite da un imprenditore romano, tale De Rossi della "Edierre", che ci ha anticipato grazie allo scarso interessamento della "Panini", che forse non credeva nel prodotto. Così abbiamo chiesto i diritti per i fumetti alla SACIS.
    Non avendo abitudine al fumetto, abbiamo contattato Fabrizio Melegari della "Interpublishing", un bravo grafico che realizzò tra l'altro l'album di Capitan Harlock. Questi ci mise in contatto con un vecchio disegnatore spagnolo, tale Chacopino, che disegnò il fumetto.

     M & N: Si tratta forse del disegnatore che realizzò poi "Mazinga Z" per la Salani?

     CAROZZO: Non credo, lui due anni dopo ci realizzò "Dolly Dolly" e "Pierrot", una linea di figurine di un certo successo. Poi collaborò anche con la "Vallardi" e la "Merlin", curandone la linea grafica.

     M & N: Dunque l' "Interpublishing" non era una agenzia di fumetti vera e propria.

     CAROZZO: No, i fumetti li realizzavamo direttamente noi, fornendo le sceneggiature a questo disegnatore.

     M & N:  Chi se ne occupava, nello specifico? All'epoca non c'erano certo i "tamburini" come oggi...

     CAROZZO: A dire il vero non ricordo... era un lavoro interno, di equipe, al quale avrò sicuramente collaborato anch'io.

     M & N: Quanto tenevate conto della serie televisiva nella stesura dellle sceneggiature? Spesso le storie ne erano assolutamente slegate.

     CAROZZO: In una prima fase seguivamo le puntate TV, poi abbiamo inevitabilmente preso una strada autonoma, anche in considerazione del fatto che "Atlas Ufo Robot" usciva ogni settimana. In più lanciammo un mensile ("Telestory") e altre testate (Starblazers, Gatchman, Astro Robot) che ebbero alterna fortuna. Certo nessuna arrivò al successo trionfale del fumetto di Goldrake: ne stampavamo centomila copie settimanali vendendone anche il 90%. Facemmo anche un libro con un fumetto  inedito.
    Il fatto è che Goldrake aveva un qualcosa che si trova sempre nei grandi successi. In qualche maniera, a mio parere, si incastrava nella cultura cattolica italiana, incarnando la figura del Salvatore sceso dal cielo per liberare l'umanità dal male.

     M & N: Siamo d'accordo, anche se ciò non era di certo voluto dai giapponesi. Noi l'abbiamo assorbita così nel nostro patrimonio culturale, assieme ad altre peculiarità: Actarus è anche un po' supereroe americano, nel costume e nei pur limitati "superpoteri", e un po' eroe romantico e Principe Azzurro. Senza dimenticare l'ambientazione western. La teoria  è meritevole di approfondimenti ma ci porterebbe fuori tema.
    Torniamo a noi. Quale percorso seguiva la distribuzione dei diritti? Riguardo Goldrake, ad esempio, voi pubblicavate i fumetti, la "Edierre" l'album, la "Giunti Marzocco" il libro...

     CAROZZO: All'epoca  la RAI aveva creato questa organizzazione, la SACIS, che si occupava dello sfruttamento dei caratteri. La persona che seguiva queste cose si chiamava Galgano, che nel frattempo stava lavorando alla costruzione di RAI 3. Venne organizzata un'asta nel marzo del '78, preceduta da una visione in anteprima di alcuni episodi di Goldrake. Rimanemmo affascinati da questo nuovo tipo di animazione, assolutamente innovativo, e capimmo subito che si sarebbe trattato di un buon affare.
    In realtà per la RAI si trattava di un esperimento: era la prima volta che si metteva in questo tipo di commercializzazione. Il merchandising dei prodotti per l'infanzia era allora praticamente sconosciuto.

     M & N: Infatti il caso della sigla di "Furia", nel 1977, pose all'attenzione degli operatori l'ipotesi di un mercato che allora non esisteva. Ma quale fu il vero ruolo di De Rossi in tutto questo?

     CAROZZO: Bisogna dire che De Rossi in quel periodo aveva in effetti creato una specie di monopolio dei prodotti giapponesi. Aveva fatto qualcosa anche con la "Salani" riguardo a Heidi (pubblicò il libro, ndr), perché aveva un collegamento con la "Munchen Merchandising", che allora ne deteneva i diritti. Noi però abbiamo potuto trattare direttamente con questa agenzia tedesca, sia per Heidi che per Maia, perché pubblicavamo in Germania. Per l'Italia i diritti erano invece in mano a De Rossi.

     M & N: Eppure lasciò evidentemente qualche "buco vuoto", visto che di Heidi voi ne pubblicaste i trasferelli.

     CAROZZO: Certamente. Noi non eravamo in contatto diretto con lui, avevamo un normale rapporto di concorrenza, anche se non così conflittuale come quello che c'è sempre stato con la "Panini". Attualmente De Rossi non fa più nulla: aveva acquisito talmente tanti diritti giapponesi da spaventare la "Panini", la quale gli comprò, per una cifra all'epoca importante, tutti i diritti e i macchinari, per poi distruggerli. Inoltre De Rossi si impegnò a non editare figurine per un certo periodo di tempo, alla scadenza del quale aveva evidentemente altri interessi. Mi sembra che poi si occupasse di video.
    Per quanto ci riguarda, in quel periodo eravamo in ottimi rapporti con la "Mondadori" che aveva deciso di cessare le pubblicazioni di "Hanna & Barbera" perché non più interessanti per la sua dimensione. Così cedette i diritti a noi.

     M & N: C'è da dire però che i prodotti di De Rossi erano di pessima qualità. Mentre gli album della "Panini" presentavano come figurine dei fotogrammi tratti dalla serie, corredati da un testo che raccontava la storia, quelli della "Edierre" erano un insieme di disegni bruttini e di carattere "onirico-non sense", realizzati non si sa da chi, che ricorrevano tra l'altro in quasi tutte le pubblicazioni riguardanti Goldrake. Oltretutto le figurine che avrebbero dovuto riempire i buchi bianchi lasciati nei disegni, spesso non combaciavano né come contorni, né sopratutto come intensità di colore, con risultati estetici assolutamente irritanti.

     CAROZZO: Al momento non ricordo, ma non faccio fatica a credervi, visto che l'album fu realizzato in grandissima velocità dopo l'asta, per essere pronti all'uscita della serie in TV. Credo che ci fosse un documento della SACIS, che venne fatto girare tra gli addetti ai lavori, dal quale forse De Rossi ha tratto le immagini.

     M & N: Quando uscì "La banda tivù", che ottenne un buon successo, voi eravate già presenti sul mercato. Come mai non pensaste ad una rivista-contenitore, anche alla luce della positiva esperienza di "TV Junior" della ERI?

     CAROZZO: A dire il vero noi facemmo un tentativo in questo senso. Si chiamava "Portobello" e al suo interno si sarebbero dovute alternare le testate di maggior successo. In realtà queste iniziative non hanno mai avuto un grande seguito. Ora c'è "Solletico" che mi pare voglia seguire questa strada, e la "Edigamma" con i prodotti della "Saban".
    Per "Portobello", ci diede i diritti Enzo Tortora, con cui eravamo in rapporti. Oltre ai fumetti c'era una parte redazionale curata da Melegari che, tra l'altro, so che ha in mente di fare un libro sulle vecchie figurine. Fabrizio era il figlio di Vezio Melegari, all'epoca agente di "Hanna & Barbera" in Italia. Adesso è il direttore del giornale del Milan, che è edito dalla "Panini", quindi ha fatto proprio tutto il giro...

     M & N: Tra i fumetti c'era anche "Happy Days"...

     CAROZZO: Sì, era un fumetto che riprendeva la serie TV. Tra l'altro abbiamo cercato di riproporne anche adesso qualche numero ma non ci è stato possibile, visto che i diritti appartengono alla "Marvel"...

     M & N: Cosa? E negli USA c'è un albo di "Happy Days" editato dalla "Marvel"? O è solo un discorso di diritti generale?

     CAROZZO: No, non c'è nessuna testata. Semplicemente la "Marvel" ha un accordo con la "Paramount" e quindi...
    C'è comunque da dire che in realtà questi fumetti furono sempre considerati come un corpo estraneo inserito in quella che era la nostra principale attività, ovvero le figurine. Chiaramente provammo a sfruttare il successo di Goldrake con queste altre testate ma, visti i risultati modesti, alla fine abbiamo mollato. Era all'incirca il 1982 e il mercato stava entrando in crisi. I tentativi che facemmo non funzionarono, compresi un paio di numeri su Barbie, che sta invece uscendo ora. Forse abbiamo precorso troppo i tempi, eravamo avanti vent'anni!

     M & N: Parliamo della testata "Actarus": aveva forse l'obbiettivo di arrivare a un pubblico più maturo?

     CAROZZO: Sì, le nostre intenzioni erano quelle. Si trattava di un mensile tascabile realizzato dagli stessi autori di "Atlas Ufo Robot", e durò una decina di numeri. Il problema fu che, essendo iniziato più tardi, una volta esaurito il fenomeno Goldrake, si esaurì anche "Actarus". Ma di certo non ebbe mai il successo di pubblico del settimanale.

     M & N: Alla fine degli anni '70, voi promuoveste un referendum "Goldrake sì/no" (stravinto tra l'altro dai "sì" col 98,4%). Cosa ricorda della violenta campagna anti-robot che si scatenò all'epoca? Come la vivevate voi editori?

      CAROZZO: Beh, al contrario di quello che si può pensare, questo tipo di polemiche hanno in genere l'effetto di pubblicizzare il prodotto, visto che se ne parla parecchio. Io non mi sono mai preoccupato più di tanto, sono le solite campagne che ruotano attorno a qualunque tipo di successo. Dell'insuccesso non parla mai nessuno.

      M & N:  Dobbiamo dire che questo ci fa molto piacere. Personalmente abbiamo sempre sostenuto che i bambini italiani sono più intelligenti e meno influenzabili dei loro genitori. Semmai si rovinano con gli anni, quando diventano genitori a loro volta e dimostrano di non aver imparato la lezione.

     CAROZZO: E' vero, sono fenomeni ciclici che si ripresentano ogni volta che salta fuori qualcosa di nuovo. Ne prendo atto, ma io non vedo nulla di particolarmente censurabile in questo tipo di prodotto: ogni cosa può essere pericolosa a seconda dell'utilizzo che se ne fa.
    Ricordo invece un caso accaduto in Francia, veramente spiacevole, di una serie di figurine che riprendeva in chiave satirica, ma molto violenta, una linea di bambole di grosso successo. Ci fu un attacco davvero pesante, ma a mio parere sensato, che portò al ritiro delle figurine. Ma lì si trattava proprio di cattivo gusto. Sono comunque fenomeni che arrivano velocemente e velocemente se ne vanno.

     M & N: Cosa ne pensa delle epurazioni e censure che subirono poi (e che subiscono tuttora) i cartoni trasmessi alla TV ?

     CAROZZO: Vi dirò che io, tutto sommato, sono abbastanza favorevole a questi tagli: se il cartone si indirizza a una certa fascia, è giusto rispettarla. E' un discorso di mercato: in Italia l'animazione viene trasmessa solo per l'infanzia. Allora, di fronte a una serie che per l'infanzia non è, hai solo due strade: o non la compri o la adatti. Semmai a questo punto dovrebbe intervenire l'autore, ma se a lui va bene, va bene a tutti.

     M & N: Purtroppo sappiamo tutti qual è il potere degli autori giapponesi sui propri lavori. Siamo abbastanza d'accordo con lei, ma crediamo che sia comunque una forma di violenza nei confronti dello spettatore, adulto o bambino che sia, anche lo snaturare e falsare lo spirito di un racconto o di un'opera d'arte.
    Violenza è anche fomentare caccie alle streghe che non hanno ragione di esistere e che sono anzi fuorvianti: recentemente Red Ronnie ha addirittura affermato che quelli che buttano i sassi dal cavalcavia sono stati istigati dalla visione di Mazinga...

     CAROZZO: E' sicuramente così: la violenza esiste e in qualche maniera va esorcizzata. I fumetti sono solo un'innocua catarsi di una pulsione che è comunque presente nell'uomo.

     M & N: Un'ultima domanda: i manga stanno oggi vivendo un boom che non ha precedenti nell'editoria italiana. Come mai vi siete limitati ad attività parallele (giochi, libri, ecc.) e non siete rientrati nel mercato propriamente fumettistico?

     CAROZZO: Noi abbiamo un rapporto privilegiato con gli editori giapponesi, e in particolare con la "Kodansha", e ci stiamo guardando intorno. Forse però bisognava muoversi prima, visto che ormai il mercato dei manga è decisamente intasato. Così preferiamo muoverci su altri settori, dove peraltro siamo già monopolisti.


  Intervista rilasciata a La Spezia, il 24 novembre 1997
 
 
 
     
 
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